Adriano Sollai, ProgReS: “Un processo di emancipazione nazionale, diamo voce a chi non l’ha mai avuta”

Intervento di Adriano Sollai, segretario di ProgReS, in occasione della presentazione della lista “Vota Sardigna!”. Oristano, 17 dicembre 2023.

Mi voglio rivolgere innanzitutto a tutte le sarde e i sardi che aspirano ad un processo di emancipazione nazionale per la Sardegna: l’indipendentismo non è una ideologia, non è un dogma di fede, ma consiste in un percorso che un Popolo decide di intraprendere allorquando raggiunge una piena coscienza di sè. 

Per tanti anni abbiamo fatto di tutto per tenere accesa la fiammella della nostra identità nazionale e questa non si è mai spenta grazie a tutti coloro che ogni giorno soffiano per tenerla viva, organizzandosi in partiti o riunendosi in associazioni; lavorando perché la lingua sarda diventi una lingua normale e venga ufficializzata; perché nelle scuole possa essere insegnata la nostra storia; lottando contro i soprusi di uno stato che ci vede come un semplice luogo che gli appartiene e che ritiene di poter utilizzare come meglio crede (occupazione militare, inquinamento industriale, fabbriche di bombe, speculazione energetica, rifiuti radioattivi, turismo usa e getta). 

Lo sforzo collettivo e generoso di tante sarde e sardi ha funzionato: la nazione sarda è viva e continua ad esprimersi e a manifestarsi nel cuore e nel pensiero della nostra gente. Quello che non abbiamo saputo fare, sin ora, è riuscire a dare rappresentanza politica e istituzionale all’indipendentismo. Ci siamo persi in divisioni tossiche e personalistiche, ci siamo arroccati in posizioni marginaliste che hanno avvantaggiato i partiti italiani e un sistema di rappresentanza eterodiretto. Certo la legge elettorale in vigore non ci ha aiutato, ma la forza che possiamo esprimere sarebbe capace di travolgere il sistema politico entro cui le istanze della Sardegna sono state ingabbiate: il bipolarismo centro destra / centro sinistra italiani. Un sistema creato per centralizzare, non per decentrare e valorizzare i territori; un sistema che confligge, in primo luogo, con la nostra autonomia speciale. 

Noi di Progres, già dai primi anni della nostra comparsa nel panorama politico sardo, abbiamo voluto puntare tutto sulla rottura/destabilizzazione del quadro politico italiano in Sardegna. Attraverso l’esperienza di Sardegna Possibile, intelligentemente e appassionatamente rappresentata da Michela Murgia, abbiamo voluto portare l’esempio di ciò che l’indipendentismo avrebbe dovuto fare per uscire dal vuoto di rappresentanza. Abbiamo aperto le porte ai non dipendentisti : a coloro che, pur non avendo maturato una piena coscienza nazionale e la convinzione della necessità storica della indipendenza, hanno però capito che il futuro della Sardegna si gioca sulla capacità dei sardi di potersi autogovernare. 

Quella eccezionale esperienza attorno alla quale si è manifestato un grande consenso ma rimasta stritolata dai due poli italiani, è il nostro punto di partenza e vuole essere il nostro punto d’arrivo nel prossimo futuro.

In politica le cose cambiano velocemente e oggi, a distanza di dieci anni, vogliamo condividere quell’intuizione sostenendo una Coalizione sarda che abbia come unico orizzonte possibile la difesa e il perseguimento degli interessi della Sardegna. Per fare questo ci siamo messi in gioco nuovamente e abbiamo ideato una Lista, che oggi presentiamo, dove si ritrovano tutti quelli che hanno deciso di stare dalla parte della Sardegna e dei sardi e al contempo hanno deciso che è arrivato il momento di dare forma e sostanza a nuove idee per la nostra terra. L’unità che abbiamo trovato non è una forzatura meramente elettorale ma è il frutto di una saldatura spontanea tra i temi e le battaglie della storia dell’indipendentismo e la dinamicità appassionata di una nuova generazione che entra nell’agone politico per contare, per non continuare a subire la vecchia politica portata avanti da una classe dirigente che mantiene inalterata una concezione retrograda della Sardegna che si pone sempre e comunque in posizione di subalternità rispetto agli interessi esterni. 

Nelle scorse settimane abbiamo ascoltato con grande interesse gli interventi del presidente Soru circa la necessità di una rinegoziazione con lo Stato italiano per la riscrittura dello Statuto Sardo per una nuova fase autonomista. Da questo punto di vista, noi indipendentisti vogliamo dare il nostro contributo affinché la prossima legislatura sia una legislatura costituente. Siamo, altresì, convinti che un passaggio riformatore di tale portata storica potrà realizzarsi solo se vi sarà una Giunta e un Consiglio regionale capaci di instaurare un rapporto dialettico e se necessario fortemente conflittuale con lo Stato italiano sulle grandi questioni che affliggono la nostra terra, con il coinvolgimento imprescindibile dell’intero tessuto sociale ed economico sardo che quotidianamente si adopera per un cambiamento radicale della attuale condizione.

Diciamo a gran voce che siamo pronti a dare il nostro contributo al governo di questa terra, forti della nostra passione e della capacità riformatrice del nostro programma, che trova ispirazione anche nell’esperienza dei movimenti indipendentisti ed autonomisti delle altre nazioni senza stato d’Europa. Perché la coscienza nazionale, l’emancipazione sociale e nazionale, la strada verso la Repubblica de Sardigna si costruisce, in primo luogo, garantendo condizioni di vita migliori per tutte le sarde e i sardi in termini di lavoro, di reddito, di servizi, di istruzione, di infrastrutture, di cultura. Ma per fare questo occorre primariamente ricostruire rapporti di forza che facciano uscire la Sardegna dalla condizione di sottosviluppo alla quale una classe politica inadeguata l’ha relegata. Dobbiamo, innanzitutto, rifiutare una forma di economia di stampo coloniale che ci è stata imposta. Le nostre ricchezze le dobbiamo gestire noi e lo dobbiamo fare al meglio delle nostre capacità. Nella Sardegna che vogliamo non ci sarà più spazio per gli affaristi e gli speculatori che vogliono saccheggiare le nostre risorse. Nella Sardegna che vogliamo non ci sarà più spazio  per chi non rispetta il nostro territorio, il nostro ambiente naturale, la nostra salute. Nella Sardegna che vogliamo non ci sarà più spazio per chi ha sempre voluto relegare la nostra cultura a spassoso orpello folcloristico. 

La Sardegna che vogliamo è una Sardegna che attraverso la memoria storica dei suoi abitanti riesca a proiettarsi verso tutti i paesi del mediterraneo e dell’Europa, senza complessi di inferiorità ma sicuri della nostra balentia in tutti i campi del sapere e del fare. Insomma, non vogliamo più essere la periferia dell’Italia ma vogliamo assumere un ruolo di protagonisti in Europa e nel mediterraneo. Ma per fare questo ci vuole un programma di governo che sappia intervenire immediatamente sul più grave dei problemi che affliggono la nostra terra: lo spopolamento. Dobbiamo far rivivere i nostri paesi e le nostre città, dobbiamo immediatamente fermare l’emorragia di ragazzi costretti ad emigrare perché qui non riescono a trovare un lavoro, dobbiamo sostenere i giovani che vogliono costruirsi una famiglia, garantendo ovunque servizi e infrastrutture in una logica di solidarietà natzionale e non di profitto a tutti i costi. Dobbiamo diventare gli architetti del nostro futuro, non i contabili della nostra povertà. Siamo un Popolo felicemente contaminato, che forte della propria identità potrà anche aprire i suoi confini naturali, in un sistema di accoglienza e integrazione.

Concludo: con la lista “VOTA SARDIGNA” vogliamo ridare speranza a chi l’ha perduta, ma soprattutto vogliamo dare voce a chi non l’ha mai avuta. I tanti giovani coinvolti in questo progetto non vogliono un semplice diritto di tribuna, vogliono essere i protagonisti di un cambiamento storico. 

Fintzas a sa Republica!

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