Nessun dorma

Di Bettina Pitzurra

Il comitato sardo “Gettiamo le Basi” ha presentato ricorso in Appello contro l’assoluzione in primo grado degli 8 ex comandanti del Poligono militare del Salto di Quirra ( Molteni, Cecchetti, Quattrociocchi, Mauloni, Landi, Ricci, Fois, Ragazzoni).

Il comitato, già parte civile nel processo di Lanusei, è stato ammesso sempre come parte civile dal Tribunale di Cagliari ed ha presentato la propria Memoria difensiva attraverso l’avvocato Bachisio Mele. Nonostante l’opposizione dell’Avvocatura di Stato che difende il Ministero della Difesa, questo ricorso, è stato accolto e la competenza passa ora al Collegio di Cagliari che riesaminerà le richieste avanzate dal comitato.
La tesi centrale della Memoria è che il giudice del primo processo, la cui sentenza è stata depositata il 27 agosto 2024 a Lanusei, aveva già a disposizione moltissimi documenti dettagliati e importanti che però non sono stati presi in considerazione nella sentenza.

L’obiettivo attuale è che il Tribunale di Cagliari affronti il caso e che proceda a:

  • RIESAMINARE a fondo tutta la documentazione
  • EVIDENZIARE i gravi errori di valutazione del primo giudice
  • DIMOSTRARE la responsabilità civile degli imputati basandosi sul principio del “più probabile che non” ( la regola usata nei processi civili, dove non serve la certezza assoluta come nel penale, ma basta dimostrare che è molto probabile che i fatti siano andati in quel modo).
    Nella Memoria dell’avvocato Mele, si ritiene che i comandanti del Poligono debbano essere considerati a tutti gli effetti come dei datori di lavoro. Secondo il ricorso, il loro comportamento ha violato il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE stabilito a livello internazionale dalla Dichiarazione di Rio de Janeiro del 1992. Questo principio dice che: “QUANDO C’E’ IL RISCHIO DI DANNI GRAVI O IRREVERSIBILI ALL’AMBIENTE O ALLA SALUTE, LA MANCANZA DI UNA CERTEZZA SCIENTIFICA ASSOLUTA NON PUO’ ESSERE UNA SCUSA PER RIMANDARE IL BLOCCO DELLE ATTIVITA’ PERICOLOSE”

Questo concetto è protetto anche in Italia dall’art. 32 della Costituzione a proposito della tutela della salute e dall’art. 2087 del Codice Civile sulla sicurezza nel lavoro, pertanto, condannare i comandanti a risarcire i danni, significa affermare che nessun datore di lavoro può usare il proprio potere per ignorare le leggi che proteggono la vita umana. Il ricorso evidenzia come la presenza militare abbia oppresso e opprima la Sardegna da oltre settant’anni, frenandone lo sviluppo economico, sociale e ambientale. Oggi, come da prassi diffusa, il Poligono di Quirra ha cambiato nome e viene presentato come Centro Culturale di Ricerca Tecnologica o DASS ( Distretto Aereo Spaziale Sardo), dove si testano motori per i razzi spaziali.

Tuttavia, la sostanza non cambia: continuano ad esserci fumi, combustioni ed emissioni di particelle microscopiche nocive o nanoparticelle. Sono cambiati i termini tecnici, ma l’impatto e i protagonisti sono sempre gli stessi. La Memoria in oggetto, approfondita dall’avvocato Mele per conto del comitato, evidenzia l’importanza di non dimenticare i racconti e le testimonianze delle 169 vittime, (tra residenti e militari) causate dalla presenza militare. Anche se i danni alla salute e all’ambiente causati dalle esercitazioni e dalle sperimentazioni belliche si verificano in molte parti del mondo, dal Costa Rica al Giappone, dal Porto Rico agli Stati Uniti e le Isole Chagos, la Sardegna rappresenta un caso unico per la durata e la fermezza della sua battaglia legale e sociale.

Ciò che apparentemente rischiava di arenarsi nella freddezza delle carte bollate, al contrario ha alimentato nel tempo la conoscenza e la coscienza delle sarde e dei sardi e di chi vive nell’isola, grazie anche alle staffette intergenerazionali che hanno garantito l’informazione e la continuità della lotta. Il ricorso del comitato espresso nell’importante documento in Appello , ci permette di sostenere ancora una volta la nostra dignità, l’esigenza di verità e il cammino di liberazione dei sardi.

Noi non saremo mai complici di questa pattumiera mentale che devasta i popoli, colonizza le menti e i territori e che si muove nell’arretratezza incivile del dominio finanziario senza comprendere che il mondo è cambiato, a dispetto di un’aggressiva sicurezza e dei loro ultimi colpi di coda. Tutto dipenderà dal grado di consapevolezza di questo “noi” e dal grado di determinazione con cui verrà affermata la nostra centralità.