La Scozia dopo Boris. Referendum o plebiscito.

Proprio nel giorno delle dimissioni del primo ministro britannico Boris Johnson analizziamo la situazione politica della Scozia il cui Governo ha già la data per un nuovo referendum sull’indipendenza. Se la Corte Suprema del Regno Unito non lo impedirà si potrà votare il 19 ottobre 2023.

La prima ministra scozzese Nicola Sturgeon ha recentemente annunciato nel Parlamento del suo Paese che intende realizzare un nuovo referendum sull’indipendenza dal Regno Unito per il 19 ottobre 2023.

Questo appuntamento, che sarà di carattere consultivo e non vincolante, servirà a far pronunciare le scozzesi e gli scozzesi sulla domanda “la Scozia deve essere un paese indipendente?”.

Sturgeon ha ben presente che il referendum potrà essere bocciato dalla Corte Suprema del Regno Unito nel caso in cui la decisione del Governo scozzese venga riconosciuta come atto illegale. In questo caso la prima ministra ha preannunciato che accetterà e rispetterà le decisioni dei giudici.

Tuttavia ha chiarito che a quel punto le elezioni generali del Regno Unito del 2024 saranno considerate dalla Scozia alla stessa stregua di un referendum sull’indipendenza. In questo senso il governo scozzese sta studiando altre soluzioni, giudiziarie ed elettorali. Ad esempio la leader dello SNP ha chiesto alla Corte Suprema di chiarire se la Scozia gode del potere di convocare un referendum senza il consenso di Londra.

Nel caso di scontro costituzionale la campagna elettorale indipendentista per le prossime elezioni generali britanniche sarà impostata come un referendum di fatto. Allo stesso tempo il portavoce dell’Esecutivo scozzese ha affermato che Sturgeon è pronta e desiderosa di negoziare.

Lettera a Boris Johnson

Dopo aver annunciato le proprie intenzioni nella Camera legislativa scozzese Sturgeon ha inviato nei giorni scorsi una lettera ufficiale al suo omologo inglese Boris Johnson, vittima del fuoco amico all’interno del partito conservatore, nella quale lo accusa di non rispettare il voto “a favore dell’indipendenza e il mandato per un referendum” delle elezioni del maggio 2021.

“Lei ed io non saremo mai d’accordo nel merito dell’indipendenza della Scozia. Ma mi sarei aspettata che tutti i democratici sarebbe stato d’accordo sul fatto che è inaccettabile che venga impedito al popolo della Scozia di optare per questa soluzione, data la netta maggioranza in Parlamento a favore di un referendum”, ha scritto la prima ministra scozzese.

In alcune dichiarazioni raccolte da The Guardian, la dirigente indipendentista precisa che “ora è il momento di discutere e decidere il futuro del nostro Paese”, prima di concludere che non permetterà “che la democrazia scozzese venga resa prigioniera di Boris Johnson o di qualsiasi altro primo ministro inglese”.

La vittoria indipendentista del 2021

Già nel maggio 2021 in occasione della vittoria indipendentista nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento scozzese Nicola Sturgeon aveva affermato che “il popolo della Scozia deve decidere il proprio futuro appena sarà superata la pandemia. Le uniche persone che possono decidere il futuro della Scozia sono le scozzesi e gli scozzesi, i politici di Westminster non possono né devono porre ostacoli a questo percorso”.

Le elezioni del maggio 2021 hanno visto la forte affermazione dello SNP e dei Verdi, favorevoli all’indipendenza, che hanno conquistato assieme 72 dei 129 scranni in una consultazione caratterizzata dall’altissima partecipazione a 64%.

Già allora per la prima ministra scozzese era evidente che “se c’è una maggioranza democratica nel Parlamento scozzese a favore di un referendum sull’indipendenza non  sussistono giustificazioni democratiche, elettorali o morali che possano consentire a Boris Johnson di impedire una nuova consultazione. Questa è un’assurdità nella maggioranza delle democrazia del mondo”.

Da parte sua Johnson rispose con un intervista al Daily Telegraph che considerava la realizzazione di un referendum “imprudente e irresponsabile. Non credo che questo sia il momento adatto per affrontare un conflitto costituzionale, per dividere il paese, quando ciò che chiedono le persone è recuperare la nostra economia e camminare uniti”.

Il dialogo oggi alla luce del referendum del 2014

Johnson ha annunciato di voler analizzare la proposta per il nuovo referendum e di voler rispondere “a tempo debito”.  L’accordo tra i primi ministri britannico e scozzese sarebbe avvenuto durante una telefonata in occasione della quale Johnson avrebbe manifestato apprezzamento per il contributo scozzese all’aiuto militare all’Ucraina.

Sturgeon avrebbe manifestato la volontà di negoziare i termini dello Scotland Act del 1998 che trasferisce provvisoriamente il potere di convocare un referendum dal Parlamento di Westminstar a quello scozzese di Holyrood. Per ora il Regno Unito non sembra disposto a consentire lo svolgimento di “un plebiscito di scissione”.

Nella prima consultazione referendaria del settembre 2014 gli scozzesi hanno rifiutato la separazione della Scozia dal resto del Regno Unito. Ma Sturgeon ricorda che ci sono ragioni per organizzare un’altra consultazione alla luce del fatto che la Scozia nel 2016 ha votato contro la Brexit e alla luce dei risultati elettorali del maggio 2021 che hanno premiato lo Scottish National Party come primo partito.

Nel 2014 il 45% degli scozzesi votò a favore dell’indipendenza nonostante Londra continuasse ad affermare che una Scozia indipendente sarebbe rimasta fuori dall’Unione Europea. Due anni dopo la Gran Bretagna optava per la Brexit e portava fuori dall’UE la Scozia contro la volontà del suo popolo.

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