Eleonora Chighine, candidata a Mores: “Il nostro paese ha bisogno di noi”

Raccontaci chi sei, di cosa ti occupi, dove hai vissuto, quali le tue passioni e le tue competenze.

Sono Eleonora Chighine, ho 38 anni e sono tornata a vivere a Mores dal 2014 dopo più di un decennio durante il quale ho vissuto, lavorato e studiato a Cagliari, città che porto dentro al cuore. Sono diplomata al liceo linguistico, laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche, appassionata di neuroscienze e di ricerca neuroscientifica, discipline nelle quali avrei voluto proseguire la ricerca ma a causa dei finanziamenti carenti all’università non è stato possibile. Durante la permanenza a Cagliari ho fatto di tutto: cameriera, barista, badante, dog-sitter, pulizie, call center. Ogni estate sono partita per le zone turistiche per un paio di mesi come stagionale, prevalentemente in sala. Quando sono tornata in paese ho deciso di ricominciare a studiare iscrivendomi all’Accademia di Belle Arti di Sassari, nella Scuola di Grafica d’Arte e Progettazione che ho terminato lo scorso marzo, con l’intenzione di proseguire con il biennio in Didattica del Territorio e Comunicazione, sempre nell’Accademia sassarese, che mi darà la possibilità sia di concorrere per l’insegnamento sia per altri tipi di lavori inerenti la valorizzazione del patrimonio artistico del territorio.  

In questo momento sono praticamente disoccupata, do una mano nella pasticceria artigianale della mia famiglia, do lezioni private ai ragazzi di elementari, medie e superiori e da maggio a fine giugno 2021 sono stata contattata dalla scuola materna privata di Mores per l’insegnamento della lingua inglese ai i bambini in età prescolare. 

Faccio parte del gruppo folk Santa Caterina di Mores, adoro ballare anche se non sono bravissima e amo gli abiti tradizionali di tutta la Sardegna. 

Mi diletto con la fotografia e collaboro ai progetti fotografici della sassarese Alessandra Garau che reputo non solo un’artista ma anche una grande donna. 

Come è nata l’idea di candidarti nella tua comunità?

In realtà non ci pensavo minimamente finché non sono stata contattata dalla candidata alla carica di Sindaca, Stefania Sassu e da mio fratello Andrea che vive in Germania ma che ha in progetto di tornare a vivere qui e che ha particolarmente a cuore le sorti di Mores, come me d’altronde.

Ciò che mi ha convinta, in realtà, è stato paradossalmente quell’orribile clima da campagna elettorale che si crea in paese: malelingue, famiglie spezzate, colpi bassi. Il gruppo-lista Raighinas Moresas si è opposto a tutto questo e ha posto come punto cardine della propria campagna elettorale la correttezza. Sappiamo che amministrare una comunità non sarà un compito semplice, ma sappiamo anche che il paese ha bisogno di noi. 

Come è composta la lista civica nella quale sei candidato/a e come il tuo essere indipendentista viene vissuto dagli altri candidati?

Raighinas Moresas ha una natura eterogenea, con una buona componente giovanile e con persone che hanno già esperienza in amministrazione. Siamo l’unica lista che ha al suo attivo sei donne e sei uomini con una candidata sindaca donna. Dunque rispettiamo la questione della parità di genere. 

Il mio essere indipendentista è visto come un valore aggiunto e la mia esperienza come attivista politica è stata utile a tutto il gruppo. 

Eleonora Chighine in uno scatto della fotografa Alessandra Garau, progetto A Я E

Nella tua comunità come viene visto o percepito l’indipendentismo? Se ne parla o ancora non siamo riusciti a penetrare nel tessuto sociale con le nostre proposte e le nostre battaglie storiche o attuali?

A Mores, in realtà, si sa ben poco dell’indipendentismo sia storico sia moderno, nonostante si abbiano notizie di alcuni nostri compaesani che parteciparono ai moti Angioyani e che poi furono condannati a morte. 

L’indipendentismo viene confuso spesso col sardismo e avvicinato alle idee leghiste, a causa soprattutto della deriva del PSd’Az. 

Esiste un’associazione culturale, Lìtteras Antigas, composta da giovani, che si sta occupando di recuperare documentazione, reperti e notizie che riguardano la storia della nostra comunità e di rendere fruibile Casa Calvia come realtà museale locale per ridare a Mores il risalto e l’importanza che già ebbe storicamente. Solo partendo dalle particolarità del nostro paese si possono conoscere i fatti storici che coinvolsero non solo noi ma tutta la Sardegna. A parer mio solo in questo modo si potrà approdare alla coscienza di sé in quanto sardi. Inoltre, l’associazione si occupa di organizzare presentazioni pubbliche di testi che parlano di storia sarda o che comunque hanno come tema centrale la Sardegna. Poco a poco le loro iniziative stanno ricevendo sempre più consenso e partecipazione.

Qual è il grado di sardofonia nella tua realtà locale? I giovani conoscono e parlano in Sardo?

Il grado di sardofonia è medio: resistono gli anziani e gli adulti che sono cresciuti parlandolo nelle loro case e abitualmente durante il giorno. 

Io stessa sono “vittima” del gap scolastico che poneva la falsa credenza che parlare e usare abitualmente il Sardo impedisse di imparare l’Italiano correttamente. In ogni caso parlare in Sardo era praticamente vietato a scuola. 

I giovani lo parlucchiano, ma è sempre ridotto alla familiarità e mai a veri e propri discorsi di alto livello.

Il programma di Raighinas Moresas si propone di utilizzare il Sardo istituzionalmente e di dare una spinta perché torni a essere parlato stabilmente sia nelle istituzioni che nella comunità. 

I candidati della lista Raighinas Moresas

Illustraci a grandi linee i punti programmatici della tua lista, specialmente quelli che possono essere di interesse anche per le altre comunità locali.

La lista Raighinas Moresas ha utilizzato come linea guida l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. I punti programmatici sono molti e ricoprono tutte le problematicità del paese: l’igiene e il decoro urbano che versa in stato di degrado, le politiche sociali che vanno assolutamente potenziate e ristrutturate, il turismo e la cultura, lo sport e il benessere, le politiche giovanili, la campagna, le politiche attive del lavoro e l’edilizia abitativa e paesaggistica. 

I punti cruciali del nostro programma sono  profondamente legati tra loro: per le politiche sociali c’è l’idea di realizzare un centro multifunzionale per ospitare i servizi sanitari e socio-culturali indirizzati prevalentemente agli anziani e ai giovanissimi; la creazione di una consulta degli anziani e l’organizzazione di attività di svago e con la partecipazione dei bambini. 

Per quanto riguarda il turismo e la cultura, l’idea centrale è quella di acquisire e delimitare l’area del dolmen “Sa Covaccada” che attualmente versa in stato di abbandono e, con la collaborazione tra Comune, Sovrintendenza dei Beni Culturali e specialisti archeologi, creare una rete federata dei siti archeologici con L’unione dei Comuni e realizzare un’apposita guida di nuova generazione che miri a far conoscere il patrimonio storico-archeologico della nostra zona, che indichi anche le attività produttive e i le strutture in cui alloggiare e mangiare. 

Per le politiche giovanili verrà assunto un project manager specializzato nella stesura di nuovi bandi per il Servizio Civile Universale, l’Erasmus Plus, Il Corpo Europeo di Solidarietà. 

Per quanto riguarda le campagne e le attività a esse legate – Mores è un paese a fortissima vocazione agropastorale – abbiamo in progetto di rendere partecipi tutti i cittadini delle azioni di promozione e di finanziamento da parte di enti come GAL Logudoro Goceano e del Distretto rurale della Gallura. Inoltre promuoveremo il progetto integrato di filiera “Dall’uva alla terìca” per aiutare i produttori locali di vino a commercializzare la saba che sarà utilizzata per la produzione del prodotto finale che è la Terìca, il dolce logudorese per eccellenza. 

Per quanto riguarda le politiche attive del lavoro verrà promossa la costituzione dei Club di Prodotto attualmente allo studio dei vari GAL in Sardegna. Essi hanno lo scopo di far aggregare le diverse imprese sia del nostro territorio sia del circondario con lo scopo di creare un prodotto turistico destinato al mercato interno. 

Il dolmen di Mores. Foto Wikipedia

Qual è il punto del programma che ti sta più a cuore o al quale hai contribuito particolarmente?

Il mio contributo sostanziale è stato in primo luogo durante le fasi iniziali, nel guidare il coordinamento, durante la scelta del nome per il quale ho particolarmente insistito perché fosse in Lingua sarda, nella creazione del logo e della scelta del colore. Niente è stato lasciato al caso, ho interpretato la volontà di tutti i componenti del gruppo mettendo a disposizione le mie capacità e le mie competenze. Come si può vedere, al centro del logo campeggia la stilizzazione del Dolmen “Sa Covaccada” e sotto di esso delle radici stilizzate con il motto “coltivare le nostre radici per crescere insieme”. Le radici in questo caso rappresentano non solo il patrimonio culturale fisico di cui il nostro territorio è ricchissimo ma anche il patrimonio umano di cui intendiamo prenderci cura. 

Eleonora Chighine in uno scatto della fotografa Alessandra Garau

Ricordaci come sei approdato/a all’indipendentismo e quale è stata la tua traiettoria politica attraverso le varie sigle e le varie esperienze politiche della nostra area.

Circa 15 anni fa, grazie a mio fratello Andrea, indipendentista di lungo corso, ho avuto modo di conoscere movimenti come Sardigna Natzione per il quale lui simpatizzava e con il quale si è spesso mobilitato. Ho iniziato a leggere, fare ricerche e studiare perché ho sempre avuto la percezione che mancasse qualche tassello al puzzle della storia sarda – quasi come se non esistesse – e non riuscivo a comprendere appieno per quale motivo la nostra nazione versasse in una condizione di subalternità totale. Quando poi, sempre grazie a mio fratello, ho conosciuto iRS, ho avuto modo di conoscere le persone che ne facevano parte, i princìpi a cui si ispirava e le idee e le lotte che portava avanti. Prima nell’area del sassarese e poi a Cagliari, dove vivevo, ho deciso di parteciparvi attivamente. Nel 2012, grazie all’incontro di vari studenti provenienti da altre realtà indipendentiste, abbiamo deciso di fondare un comitato universitario, che poi è diventato una vera e propria associazione: Scida – Giòvunus Indipendentistas. Ora l’associazione non esiste più, ma esistono altre idee e altri progetti che verranno messi presto in campo. 

Nel 2013 sono definitivamente uscita da iRS ma i contatti con le persone con cui si è costruito un rapporto di amicizia non si sono mai interrotti. Infatti ora simpatizzo per Torra, con l’idea di entrare a farne parte attivamente nel prossimo futuro.

Artìculu prus bètzuJean-Daniel Cortopassi, Corsica Libera: “Francia e Spagna hanno un problema di democrazia”