Giganti di Mont’e Prama. Intervento di Corona de Logu

I Giganti di Mont’e Prama devono essere portati a Cagliari per essere restaurati. Questo è ciò che ha comunicato perentoriamente la Sovrintendenza di Cagliari e Oristano all’amministrazione comunale di Cabras, pochi giorni fa.
I Giganti verranno riportati “a casa” una volta terminato il restauro? Non c’è nessuna garanzia di restituzione.
Poco importa se l’amministrazione ha proposto il restauro in loco, facendosi carico delle spese di allestimento di un laboratorio nel Museo Civico, rendendolo fruibile alle migliaia di visitatori che ogni anno fanno visita alle statue.
Poco importa se nel 2017 è stato firmato un accordo, tutt’ora vigente, che ha messo nero su bianco il principio di condivisione, co-progettazione e collaborazione tra Ministero, Regione e Comune di Cabras.


Poco importa se l’intero territorio, non solo comunale, subirà un grave danno d’immagine che inevitabilmente si ripercuoterà sui lavoratori e le lavoratrici del museo e su tutto il comparto di ricettività e ristorazione, già al collasso a causa della pandemia da Covid-19.
Ancora una volta, vengono imposti alle amministrazioni locali progetti di smembramento e di allontanamento dal territorio del patrimonio archeologico, in favore di una visione che ha Cagliari come unico punto centrale di promozione e valorizzazione.
La vicenda è però simbolo di una tendenza molto più generale e radicata: mortificare non solo l’archeologia, ma con essa la storia, la cultura e l’identità dei sardi. Perfino l’economia, perché se è vero che il raggruppamento dei Giganti a Cagliari porterebbe più visitatori all’Archeologico della città, è ancor più vero che la rivalutazione dei beni archeologici, diffusi capillarmente nell’isola, servirebbe oltremodo alla lotta contro lo spopolamento del territorio.


Si insiste così nell’emanazione di provvedimenti autoritativi, che nessuno spazio lasciano alla volontà delle comunità locali. E tutto in applicazione di norme e gerarchie che danno alla Sovrintendenza il potere, sostanzialmente, di vita e di morte sui beni archeologici, paesaggistici, monumentali dell’isola.
Il compito ideologico della Sovrintendenza è chiaro e pacifico: difendere e promuovere l’italianità dei tesori d’arte disseminati entro i confini dello Stato. In questo esse svolgono, anche, un ruolo prettamente politico. Prova ne è l’amarissima sorte dei Giganti stessi che, prima di tornare finalmente alla cittadinanza cui appartengono, hanno aspettato il restauro per decenni. Solo a fatica l’hanno ottenuto e solo sulla spinta dell’opinione pubblica. Non c’è da stupirsi. I Giganti, per forma e sostanza, non collimano con l’immagine di una Sardegna chiusa al mondo, arricchita solo dagli stranieri, povera di tutto, anche di storia, che tuttora viene veicolata ai sardi fin dalla scuola.


Possibile che le decisioni sui più rilevanti beni culturali di Sardegna debbano essere prese da un centro di potere di nomina romana, che pensa e agisce secondo logiche del tutto inadatte ai nostri interessi? Da funzionari che sanno tutto sulla classicità greca e latina e niente sulla preistoria e protostoria sarda?
La Corona de Logu chiede una completa ridefinizione dei poteri e dei compiti delle Sovrintendenze. Devono diventare organi al servizio della Sardegna, infrastrutture di gestione e promozione innovative del nostro patrimonio. Questo devono essere. E finché non lo saranno avranno poco a che fare con i reali interessi dei sardi.


La Corona de Logu esprime solidarietà e vicinanza a tutta l’amministrazione comunale cabrarese e sposerà ogni tipo di iniziativa necessaria a fermare l’ennesimo attacco allo sviluppo culturale, storico e scientifico della Sardegna.
I Giganti non devono abbandonare Cabras. Quelli a Cagliari devono tornare in laguna.
Tutt* siamo Mont’e Prama.

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