Una socialista eletta con voti indipendentisti. Chi è la presidente del Congresso spagnolo?

Francina Armengol è una dei massimi esponenti del Partito Socialista delle Isole Baleari. Nata nel 1971 ad Inca, il terzo Comune di Maiorca con 34mila abitanti, ne è stata sindaca tra il 1998 e il 2000. Eletta più volte deputata nel Parlamento delle Isole Baleari, Segretaria generale del Partito Socialista delle Isole Baleari, Presidente del Governo delle Baleari tra il 2015 e il 2023. Diventa deputata nel Parlamento spagnolo nelle ultime elezioni ed è stata eletta alla presidenza del Congresso spagnolo grazie ai voti del PSOE, dei federalisti Baleari e Valenciani e degli indipendentisti baschi, galiziani e catalani. Compresi quelli di Junts, il partito del presidente in esilio Carles Puigdemont, che durante la campagna elettorale e i negoziati post elettorali ha sempre affermato che non avrebbe votato per l’investitura del premier spagnolo in cambio di niente. Sanchez non è stato ancora eletto primo ministro ma il primo passaggio istituzionale è stato superato: il Congresso ha una nuova presidente socialista.

Per comprendere come sia stato possibile far convergere i voti indipendentisti sulla figura di Francina Armengol basta conoscere i passaggi salienti della sua vita pubblica e prendere atto delle sue dichiarazioni post elezione.

ORIGINI POLITICHE

Nel primo quinquennio degli anni ’90 Armengol è studentessa a Barcellona e fa i primi passi in politica tra il Blocco degli Studenti Indipendentisti e l’area del Partito Socialista Catalano.

Secondo suo padre, esponente del socialismo maiorchino catalanista, Francina Armengol “ha sempre fatto parte dell’ala nazionalista catalana e più a sinistra nel PSOE. È profondamente radicata nella la sua realtà locale e si sente molto catalana”.

Rispetto alla politica spagnola si definisce come federalista, favorevole alla riforma della costituzione; è repubblicana, favorevole al referendum sulla monarchia.

PRESIDENTE CATALANISTA DELLE BALEARI

Francina Armengol è stata presidente delle Isole Baleari supportata da una maggioranza composta dal Partito Socialista delle Isole Baleari, da Podemos e da Més, sovranisti maiorchini nella cui coalizione compare anche la piccola ma fortemente simbolica rappresentanza di ERC nelle Baleari. Durante il suo mandato ha ripristinato i ponti culturali con Catalogna e Valencia, interrotti dalla gestione del PP; ha permesso la reciprocità tra i canali televisivi catalani e baleari, osteggiati dai popolari. Ha avuto ottimi rapporti con Puigdemont con il quale vanta una buona sintonia politica e personale. Sul piano culturale e economico ha sempre difeso la necessità di un fronte comune tra Catalogna, Baleari e Valencia. Una visione che avvalora l’idea dei Paesi Catalani, osteggiata dalla destra spagnola ma anche da vasti settori dello stesso PSOE.

REFERENDUM: DIALOGO CONTRO VIOLENZA

Nel 2017, dopo il referendum indipendentista, ha chiesto a Puigdemont di non adottare una dichiarazione unilaterale di indipendenza ma si è anche dichiarata contraria all’applicazione dell’articolo 155 contro l’autonomia della Generalitat, da lei descritto come un fallimento della politica e del dialogo.

In vare dichiarazioni in occasione del primo ottobre 2017 ha affermato che “la sinistra spagnola ha il dovere di una proposta politica che possa risolvere il conflitto catalano. Una proposta politica che deve passare per maggiore democrazia, maggiore partecipazione, cioè quello che chiede la gente catalana. Provo profonda tristezza per quello che sta succedendo in Catalogna L’uso della forza non risolverà il conflitto. Così no. L’unica via sono il dialogo e la democrazia. Solo così raggiungeremo una nuova situazione di convivenza di cui ha bisogno la Catalogna e che al giorno d’oggi non sappiamo offrire”.

PER LA LINGUA CATALANA

Durante il suo mandato al governo delle Isole Baleari ha rischiato la crisi a causa della questione del requisito linguistico catalano per le assunzioni nel sistema sanitario. Armengol infatti fa parte dell’Obra Cultural Balear, l’istituzione civica e culturale più importante delle Isole che opera a favore della promozione della Lingua catalana, della cultura propria del popolo baleare e del suo diritto al pieno autogoverno. Una posizione molto difficile da sostenere e mantenere negli equilibri interni con i settori più reazionari del Partito Socialista. 

PER IL POPOLO SAHARAWI

Nel marzo 2022 ha preso le distanze della posizione di Pedro Sanchez a favore dell’autonomia del popolo saharawi nel quadro dello Stato marocchino: “è doveroso rispettare e difendere uno dei valori più universali: i diritti umani. Il popolo saharawi merita di vivere in pace e libertà. Dal mio cuore tutto il supporto alle famiglie e al popolo saharawi”. Al di là delle parole di solidarietà Armengol ha adottato due bambini saharawi.

PER IL BASCO, IL GALIZIANO E IL CATALANO NELLE ISTITUZIONI

Dopo pochi minuti dalla proclamazione come Presidente del Congresso spagnolo, la terza carica dello Stato, Armengol ha annunciato che permetterà l’uso del catalano, del basco e del galiziano nell’istituzione da lei presieduta. Una decisione storica e malvista dal PP e da Vox.

Nelle stesse ore ha citato pubblicamente un passo dal componimento poetico La pell de brau – la pelle del toro – del poeta catalano Salvador Espriu, fondatore dell’Associazione degli Scrittori in Lingua Catalana, che nel 1961 si rivolgeva idealmente allo Stato spagnolo durante la dittatura franchista: “Ricorda sempre questo: fà che i ponti del dialogo restino sempre forti e cerca di capire e amare le ragioni e le lingue diverse dei tuoi figli”. Una frase densa di significato per chi vive nello Stato spagnolo in quanto descrive i legami tra le tre aree catalanofone (Catalogna, Baleari e Valencia) e la legittimità delle Lingue delle nazioni senza Stato, proibite durante il franchismo.

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