Olbia manifesta

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Il sit-in del 27 agosto 2025. Foto Vittorio Cuccheddu

Riceviamo e pubblichiamo questo articolo di Vittorio Cuccheddu, attivista di Repùblica, sulla realtà sociopolitica olbiese e sulle mobilitazioni nel capoluogo gallurese contro i voli diretti tra Sardegna e Israele. Una vicenda che sta attivando numerose realtà e che sta sollevando una riflessione più ampia sul ruolo della Sardegna nel Mediterraneo: una nazione senza Stato trasformata dallo Stato italiano in luogo di sperimentazione e produzione bellica che ora dovrebbe anche fungere da parco divertimenti per turisti provenienti da quello stesso Stato israeliano che utilizza le armi sperimentate e prodotte in Sardegna.

di Vittorio Cuccheddu

L’aeroporto di Olbia-Costa Smeralda è lo scalo internazionale che ogni anno accoglie il maggior numero di passeggeri in transito in Sardegna. Voluto dal compianto Principe Karim Aga Khan IV, fu concepito come l’approdo di un futuro radioso per una zona ritenuta dai ricchi scopritori stranieri, arretrata e ancorata ad una dimensione unicamente agropastorale. 

Oggi lo scalo adempie al suo ruolo con la grande solerzia dei dirigenti Geasar e come soprattutto delle stressatissime generazioni di sardi che accorrono, per rincorrere il sogno smeraldino di lavorare a sei euro l’ora, quattro mesi l’anno, con i vacanzieri di tutto il mondo; per poi, attraverso lo stesso scalo, fuggire con in valigia solo i sogni, il numero del terapista e l’assuefazione a qualche sostanza. Il lavoro però è sacro! E la verità si dica, l’aeroporto dà lavoro a tanta gente. E grazie, che c’è, il lavoro.

Il sit-in all’Aeroporto di Olbia. Foto Paola Columbano

Olbia è una città che a differenza dei suoi giovani cresce e brucia le tappe. Se hai voglia di lavorare ti dà la possibilità di farlo, di farti una famiglia e di abitare ma da qualche altra parte. Purtroppo, ad Olbia, case per chi lavora non se ne trovano facilmente, però per i turisti se ne trovano in abbondanza. È l’unica città che cresce demograficamente in Sardegna, complice anche una copiosa migrazione interna. È l’unica città che cresce e tanto basta, evidentemente. Olbia cambia veste ogni anno per migliorare, adeguare la propria struttura urbana accogliendo sempre più efficientemente la linfa preziosa del turismo.

L’amministrazione è efficiente, esperta, preparata, incontrastata. L’ampia classe media di Olbia ama la sua Amministrazione, anche quando è polemica, un po’ dispotica, vieta una proiezione sgradita o intitola una via a Cossiga e a Craxi. Perché tutto sommato la nostra Amministrazione ci sa fare e come gli olbiesi, ama il turismo, il lavoro e il denaro che questo porta.

Olbia però arranca un po’ sul piano culturale. A Olbia tutti quelli di fuori dicono che ci lavori ma non ti diverti veramente. Finisci per passare un po’ troppo tempo al bar, con le guance rosse e il naso bianco. Non ci sono molti eventi culturali. D’estate troppo traffico, troppo caldo, troppa gente. Però si lavora… 

Bandiere palestinesi nel giardino dell’Aeroporto di Olbia. Foto Vittorio Cuccheddu

Eppure c’è da dire che qualche volta qualcunə è riuscitə ad organizzare una manifestazione, tipo il Pride Infogau, ed è stata una gioia. Il fatto però è che Olbia è una città di passaggio, le persone vanno e vengono. Una manifestazione ogni tanto riusciamo a farla, ma non sempre. Siamo pochə ad Olbia, a manifestare. Siamo tantə a lavorare, e questo è l’importante.

Mercoledì 27 agosto 2025, invece, guarda un po’, un gruppo di persone aveva del tempo libero, una cosa pericolosissima ad Olbia, e si è incontrato sul pratino di quell’aeroporto. Ci sono i turisti sionisti che fanno le vacanze da noi, mentre in Palestina, dall’altra parte del mare un popolo viene sterminato. E a noi non ci sta bene. È davvero troppo, dobbiamo dire qualcosa. Così le sorelle di Non una di meno-nord Sardegna, quelle di Pride Infogau, collettivo Strasura, le Belle di Faccia e altre persone, si sono incontrate per una piccola e silenziosa manifestazione. Abbiamo aperto le nostre bandiere della Palestina e abbiamo sollevato i nostri cartelli. Carinə e coccolosə. In silenzio. 

Il presidio all’Aeroporto di Olbia. Foto Vittorio Cuccheddu

E la gente ci guardava, e Olbia ci guardava e i lavoratori e le lavoratrici dell’aeroporto ci salutavano. Anche ai turisti è piaciuto il nostro silenzioso protestare. A tuttə è piaciuto che a Olbia ci fosse gente di spirito, che ha opinioni, che protesta. Un signore, forse un taxista, ci ha anche offerto il caffè. Quindici caffè. A noi, Olbiesi, all’aeroporto Costa Smeralda. Trattati bene come dei turisti, come se fossimo l’Aga Khan. 

Il 31 di agosto replicheremo, perché non è possibile che a Olbia non ci sia gente per una manifestazione un po’ più grande. E in quel caso non staremo in silenzio. Chi vuole venire è benvenutə.

Vittorio Cuccheddu

Attivistə all’Aeroporto di Olbia. Foto Vittorio Cuccheddu