Groenlandia delle mie brame

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La Groenlandia è una nazione artica senza Stato, colonia danese da 3 secoli, attualmente territorio autonomo e nazione costitutiva del Regno di Danimarca assieme alle Isole Faer Oer. Il suo nome in lingua groenlandese è Kalaallit Nunaat, cioè letteralmente Terra dei Kalaallit, il principale gruppo etnico autoctono. Con i suoi 2,175 milioni di chilometri quadrati ha una superficie così estesa che per eguagliarla non basta la somma di quelle di Portogallo, Spagna, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Germania, Svizzera, Austria e Italia. Non ha confini terrestri ad eccezione di quello con il Canada, lungo appena 1,3 chilometri, sull’Isola di Hans/Tartupaluk. Non fa parte dell’Unione Europea, come la Danimarca non utilizza l’Euro ma fa parte della NATO. Dal 2008 sta progressivamente usufruendo del diritto all’autodeterminazione attraverso referendum consultivi e devoluzione di poteri.

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Secondo un sondaggio del gennaio 2025 l’84% dei quasi 57mila abitanti groenlandesi vuole l’indipendenza dalla Danimarca e l’85% rifiuta l’annessione agli Stati Uniti. I risultati elettorali del 2025 confermano questa tendenza consentendo la formazione di un governo di unità nazionale totalmente indipendentista.

Dal 1951 un accordo internazionale con la Danimarca concede agli Stati Uniti di costruire in Groenlandia tutte le basi militari di cui hanno bisogno. Già in occasione del primo mandato presidenziale Donald Trump ha presentato un’offerta alla Danimarca per l’acquisto della Groenlandia. Durante il nuovo mandato l’amministrazione statunitense non ha fatto mistero di avere pretese nei confronti dell’isola artica, delle sue importanti riserve di idrocarburi, di giacimenti di terre rare messi a maggior disposizione dal cambiamento climatico che scioglie il manto ghiacciato e delle nuove rotte offerte dal disgelo galoppante che accorciano il tragitto tra Asia ed Europa. Per questi interessi geopolitici e militari il consigliere della Casa Bianca Stephen Miller ha avuto modo di giustificare la pretesa degli USA sulla Groenlandia con un laconico “siamo una superpotenza”.

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Comparazione tra la superficie della Groenlandia rispetto al continente europeo. Da truesize.net

RISORSE NATURALI

“La Groenlandia ospita nelle sue profondità geologiche minerali chiave per la transizione energetica e gli idrocarburi. Tuttavia le sue riserve sono relativamente modeste se confrontate con quelle mondiali ma sicuramente offrono la possibilità di un’alternativa rispetto al dominio cinese”. Un articolo di Luca Matteucci, pubblicato su Naiz nel marzo 2025 e titolato “Le ambite risorse naturali della Groenlandia”, ci illustra con dovizia di particolari l’entità delle risorse strategiche sulle quali l’isola può contare: le terre rare, ricche di 17 metalli preziosi per l’industria del futuro, sono valutate in 36,1 milioni di tonnellate secondo il Servizio Nazionale di Geologia di Danimarca e Groenlandia (GEUS). In particolare si segnalano la grafite, utile per le batterie e per l’industria nucleare; il litio, cruciale per le batterie; l’uranio, combustibile nucleare il cui sfruttamento in Groenlandia è stato vietato nel 2021.

“Secondo un documento dell’Istituto Geologico degli Stati Uniti (USGS) – continua Matteucci – le riserve sono di 1,5 milioni di tonnellate. Una cifra modesta se comparata con le riserve cinesi (44 milioni) o del Brasile (21 milioni) ma sufficiente per interessare agli industriali che cercano di diversificare le loro fonti di approvvigionamento rispetto al dominio cinese. Queste terre rare possono servire per la costruzione di un drone, di una pala eolica, di un disco rigido, di un motore elettrico, di una lente di telescopio o di un aereo militare”.

Sul piano degli idrocarburi si stima la presenza di oltre 28mila milioni di barili di petrolio, una riserva abbondante ma limitata rispetto alla domanda mondiale. Basti pensare che solo gli Stati Uniti hanno consumato nel 2023 ben 7mila milioni di barili.

PIÙ PESCE CHE PETROLIO

Il racconto di Trump sulla necessità di contrastare gli interessi cinesi nell’Artico viene smentito dai dati: la relazione commerciale più solida tra la Groenlandia e la Cina ha a che fare con i prodotti ittici ma coinvolge anche i settori della cooperazione scientifica, di progetti di ricerca sul clima, del turismo e degli scambi culturali. Il gigante asiatico non disdegna lo sfruttamento minerario ma la maggior parte dei progetti estrattivi non hanno superato la fase preliminare o sono rimasti fermi a causa di decisioni politiche, ambientali o di sicurezza. La partecipazione cinese nella gestione delle miniere groenlandesi si è finora limitata a investimenti e compartecipazioni ma allo stato attuale la Cina non gestisce nessun sito estrattivo: gli alti costi, la forte pressione politica e i mille limiti legali giocano la loro parte. Ennesimo esempio dell’utilità di una classe politica presente, coerente e lungimirante nella gestione degli interessi e dei diritti di un popolo senza Stato.

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STATI UNITI ALL’ARREMBAGGIO

Nel dicembre 2025 gli Stati Uniti hanno designato il Governatore della Louisiana, Jeff Landry, come inviato speciale per la Groenlandia con l’obiettivo di trasformare il territorio artico in parte integrante degli USA.

“Jeff è cosciente dell’importanza della Groenlandia per la nostra sicurezza nazionale e promuoverà fortemente gli interessi del nostro paese nella sicurezza, nella sopravvivenza dei nostri alleati e, di fatto, del mondo”, ha dichiarato Trump.

Nel marzo 2025 il presidente statunitense ha invitato il popolo della Groenlandia a unirsi agli USA sottolineando che Washington, “in un modo o nell’altro” otterrà questa incorporazione territoriale. Trump ha anche affermato di non escludere l’uso della forza per annettere l’isola di 57mila abitanti ma secondo le indiscrezioni la prima scelta sarà quella di proporre a Nuuk un’offerta economica così ingente da risultare quasi impossibile da rifiutare.

Nell’aprile 2025 il Washington Post ha affermato che la Casa Bianca ha realizzato stime su quanto costerebbe acquistare e amministrare la Groenlandia al netto dei ricavi che comporterebbe lo sfruttamento delle sue risorse naturali. Una portavoce della Casa Bianca ha affermato che “il presidente crede che la Groenlandia è un luogo strategicamente importante ed è sicuro che i groenlandesi sarebbero assistiti meglio se gli USA li proteggessero dai pericoli del mondo di oggi”.

Mentre una fonte vicina a Trump, citata dal Washington Post, ha assicurato che tra i territori che il presidente aspira ad assorbire, come il Canada o Panama, la Groenlandia è quella più facile da annettere.

In fin dei conti le mire statunitensi sulla Groenlandia non sono una novità se pensiamo che già nel 1867 il Segretario di Stato William Seward propose l’acquisto della Groenlandia e dell’Islanda. Successivamente il presidente Truman, alla fine della seconda guerra mondiale, propose alla Danimarca di comprare l’isola per cento milioni di dollari, mentre Eisenhower ci provò invano nel 1955.

Negli ultimi mesi i rapporti tra Stati Uniti e Danimarca si sono fatti molto tesi. Il Financial Times ha pubblicato un articolo in cui si riporta che Trump ha avuto una “calda” telefonata con la prima ministra danese Frederiksen la quale ha descritto l’atteggiamento del presidente statunitense come molto aggressivo e conflittuale.

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La Prima Ministra danese Mette Frederiksen

LA VISITA DELLA PREMIER DANESE

Primavera 2025. L’interesse di Donald Trump per la Groenlandia ha spinto la prima ministra danese Mette Frederiksen a recarsi in tutta fretta in visita ufficiale nell’isola artica nonostante il nuovo governo locale non fosse ancora entrato in funzione dopo le elezioni. Infatti la premier danese ha incontrato sia il presidente groenlandese in funzione, Mute Egede, sia quello entrante, Jens-Frederik Nielsen.

La visita è stata preceduta da polemiche: secondo due partiti della coalizione vincente, i progressisti di Ataqatigiit e di Siumut, la visita di Stato non sarebbe dovuta essere organizzata prima della formazione del nuovo governo. “Un capo di Stato si reca in visita per riunirsi con il suo omologo ma qui ancora non abbiamo un nuovo governo ufficiale”, ha ricordato la ministra degli Esteri groenlandese designata Vivian Motzfeldt che poi è stata sollevata dall’incarico per la veemenza delle sue esternazioni.

Dal canto suo infatti il presidente groenlandese entrante ha assicurato che ritiene normale che la visita si sia prodotta tempestivamente e ha posto la sua fiducia su “un dialogo costruttivo sulla nostra cooperazione futura”.

La prima ministra danese ha sottolineato che l’obiettivo principale della sua visita è mostrare unità rispetto alla pressione degli Stati Uniti, per garantire la sovranità, le frontiere e il futuro: “voglio dire a tutti in Groenlandia che ho un solo desiderio, cioè fare tutto quello che posso per difendere questo meraviglioso paese e appoggiarlo in una situazione molto difficile”. In questo senso il governo danese ha annunciato di voler utilizzare due miliardi di euro per rafforzare la propria presenza militare di dissuasione e monitoraggio nell’Artico e nel Nord Atlantico.

Nelle ultime settimane Frederiksen ha inoltre dichiarato: “devo dire molto chiaramente agli USA che è assolutamente assurdo pensare di prendere il controllo della Groenlandia”. La Danimarca valuta come inaccettabile l’atteggiamento degli USA e il ministro degli esteri danese Lars Lokke Rasmussen ha convocato l’ambasciatore statunitense Ken Howery per affrontare il tema della “inaccettabile” nomina di un inviato speciale per la Groenlandia. “Le dichiarazioni del presidente Trump sono totalmente inaccettabili e rappresentano una delusione, sono molto arrabbiato” ha detto Rasmussen all’ambasciatore pretendendo una risposta chiara su quanto successo. 

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GLI EUROPEI IN CONFUSIONE

Molti capi di Stato e di Governo europei hanno dato appoggio alla Danimarca e hanno difeso i principi previsti dalla Carta delle Nazioni Unite: “la sovranità nazionale, l’integrità territoriale e l’inviolabilità delle frontiere”.

I leader di sette Stati europei hanno firmato una dichiarazione in cui sostengono che il futuro di Groenlandia e Danimarca può essere deciso solamente dalle rispettive cittadinanze e che la sicurezza nell’Artico deve essere ottenuta in modo collettivo da parte di tutti i soci della NATO, USA inclusi.

Spagna, Francia, Germania, Italia, Polonia, Regno Unito e Danimarca ribadiscono che l’Alleanza Atlantica è una priorità chiave e che “gli alleati europei stanno intensificando i propri sforzi”, stanno incrementando la loro presenza, le loro attività e i loro investimenti al fine di “mantenere l’Artico sicuro e dissuadere i nemici”. “La Groenlandia appartiene al suo popolo. Spetta unicamente alla Danimarca e alla Groenlandia decidere sulle questioni che riguardano la Danimarca e la Groenlandia”, si legge nel comunicato dei sette europei.

Nonostante tutto i leader europei hanno mostrato la loro volontà di cooperazione con gli USA nella difesa dell’isola. Hanno ricordato che gli USA sono un alleato essenziale, sia in quota NATO sia in base all’accordo di difesa firmato con la Danimarca nel 1951 in virtù del quale l’isola artica ospita una base militare statunitense e potrebbe ospitarne altre, tante quante gli USA ritengano opportuno.

L’Unione Europea continua a individuare nella Russia la principale minaccia e negli USA il principale alleato nonostante aver subito da questi la minaccia esplicita su un territorio di un suo Stato membro, la guerra commerciale e l’appoggio ai movimenti dell’ultradestra per cambiare l’orientamento delle politiche comunitarie.

La presidente dell’UE, Ursula Von der Leyen e il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, hanno sostenuto in un comunicato congiunto che la sicurezza dell’Artico “continua ad essere una priorità per l’UE” da conseguire con “alleati e soci”.

Secondo il ministro degli esteri francese Barrot “i confini dell’UE non sono negoziabili e se la Danimarca chiederà solidarietà la Francia risponderà anche con l’invio di truppe europee in Groenlandia”. In ogni caso l’isola artica non fa parte dell’UE. E paradossalmente, proprio da chi è recentemente uscito dall’UE, il Regno Unito, viene l’idea la geniale idea di militarizzare la Groenlandia con soldati europei in funzione anti russa e anti cinese. D’altronde il reale avversario, quello statunitense, è socio di maggioranza NATO.

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LE REAZIONI GROENLANDESI

Jens Frederik Nielsen, primo ministro della Groenlandia, ha replicato con un “ne abbiamo abbastanza” alle affermazioni con le quali Trump diceva che gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per la loro sicurezza nazionale.

Nelle settimane precedenti il primo ministro groenlandese aveva mostrato calma e aveva assicurato che le mosse di Trump “non sono fonte di preoccupazione e non cambiano il fatto che è la Groenlandia che controlla il proprio destino”. “Siamo aperti alla cooperazione con altri paesi, compresi gli Stati Uniti, ma partendo dal rispetto dei nostri valori e delle nostre aspirazioni. Siamo un popolo unito e non saremo mai distrutti”, ha affermato Nielsen.

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REFERENDUM DEL 2008

I groenlandesi si sono espressi in modo schiacciante a favore dell’autogoverno in un referendum consultivo svoltosi nel novembre 2008, aprendo la via verso l’indipendenza. La maggioranza degli abitanti, il 75,54%, hanno votato per liberarsi dal controllo della Danimarca che decide sulla politica monetaria, sulla difesa e sugli affari esteri. Nonostante il referendum non fosse vincolante il Parlamento danese ha voluto attenersi al risultato espandendo l’autonomia in decine di nuovi settori come la giustizia, la guardia costiera, la polizia, la politica estera e lo sfruttamento delle risorse naturali. Inoltre il groenlandese è diventata l’unica lingua ufficiale dell’Isola, i groenlandesi sono riconosciuti come popolo separato e ricevono meno sussidi da parte danese. Ma i groenlandesi non sanno ancora bene come e quando potersi affrancare totalmente dalla Danimarca che tuttora finanzia la metà del bilancio isolano per assicurare i servizi basici di lavoro, salute e istruzione.

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LE ELEZIONI GROENLANDESI

Marzo 2025. L’indipendentismo dilaga in una Groenlandia ambiziosa che non vuole ingerenze esterne. Le formazioni indipendentiste Demokraatit e Naleraq, finora all’opposizione, si sono trasformate nelle due forze più votate dell’Inatsisartut, il parlamento groenlandese.

Il presidente groenlandese Nielsen, del partito Demokraatit, ha vinto le elezioni e ha formato un esecutivo di coalizione che raggruppa tutto l’indipendentismo gradualista, cioè quattro delle cinque forze parlamentari. “Abbiamo bisogno di essere uniti in questi difficili momenti. Quando la Groenlandia si trova in una situazione difficile lo sono anche il Regno di Danimarca e l’Europa”, ha dichiarato Nielsen.

Demokraatiq, forza liberale e moderata che appoggia un’indipendenza graduale dalla Danimarca, ha ottenuto il 29,9% dei voti avanzando di oltre 20 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2021.

Naleraq invece, da posizioni populiste e atlantiste di centrodestra, scommette su una separazione più immediata dalla Danimarca ed è aperto a negoziare una maggiore cooperazione con gli Stati Uniti. Su questa base programmatica ha raccolto il 24,5% dei voti con un incremento del 12,5%.

Le altre due formazioni della coalizione di governo, indipendentiste e progressiste, hanno subito forti perdite in termini di voti. Ataqatigiit ha ottenuto il 21,4% perdendo più di 15 punti percentuali. Siumut ha perso la metà dei suoi voti fermandosi al 14,7%. In quinta posizione è rimasto il partito liberal-conservatore unionista Atassut con il 7,3%.

LA SOLIDARIETÀ ISLANDESE

In questa fase in cui la Groenlandia si ritrova al centro dell’attenzione di tutto il mondo arriva un potente messaggio di solidarietà da parte dell’artista islandese Björk che in un post di Facebook ha invitato “tutti i groenlandesi di appoggiare la lotta per l’indipendenza”. La cantante e attrice afferma che “gli islandesi sono estremamente contenti di essere riusciti a staccarsi dalla Danimarca nel 1944: non abbiamo perso la nostra lingua e ora i nostri figli parlano islandese”. Il messaggio continua con le seguenti parole: “Proviamo molta simpatia per i groenlandesi specialmente perché ancora oggi i danesi li trattano come se fossero umani di serie B e il loro colonialismo ci ha fatto venire ripetutamente i brividi lungo la schiena per l’orrore della contraccezione forzata su 4500 ragazze di 12 anni alla fine degli anni ‘60 e con l’attuale allontanamento forzoso dei figli dalle proprie famiglie. Non posso immaginare una cosa più grave di veder passare i nostri amici groenlandesi dal crudele colonialismo danese a quello statunitense. Dalla cenere al fuoco, come diciamo in Islanda. Auguri dai vostri vicini!”. La lettera si conclude con la frase “Dichiarate l’indipendenza!” che riprende il titolo di un pezzo pubblicato dall’artista nel 2008 e dedicato alle Isole Faer Oer e alla Groenlandia.

Le parole di Björk sono molto dure e fanno riferimento a due vicende reali e dolorose che mostrano la vera faccia del colonialismo danese.

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CONTRACCEZIONE DI STATO

In un articolo del marzo 2024 il quotidiano britannico The Guardian porta all’attenzione mondiale il caso della “violazione” contraccettiva da parte del governo danese su circa 4500 ragazze tra il 1966 e il 1991 attraverso l’impianto non consensuale della spirale IUD nel tentativo di ridurre la popolazione della Groenlandia. Un gruppo di circa 150 donne ha denunciato il governo, la prima ad uscire allo scoperto è stata Naja Lyberth che ha dichiarato alla televisione groenlandese che “finché viviamo vogliamo riconquistare il rispetto per noi stesse e per il nostro utero. Non c’è nessun governo che possa decidere se dobbiamo avere o non avere figli. Molte donne hanno scoperto solamente in tempi recenti di essere state sottoposte a questo trattamento. Il governo danese ha voluto sterilizzare le bambine fin dalla più tenera età. Molte donne hanno sofferto di dolori, emorragie interne e infezioni addominali.

La ministra danese della salute Sophie Løhde Jacobsen ha dichiarato: “è una questione tragica e dobbiamo andare fino in fondo, per questo motivo un team di ricercatori sta conducendo un’indagine indipendente e imparziale”.

TEST PSICOMETRICI E SOTTRAZIONE DEI FIGLI

In un altro articolo di The Guardian, pubblicato nel novembre 2024, si parla dei test di competenza genitoriale che il governo danese sottopone ai genitori groenlandesi, strumento chiave per ottenere l’allontanamento dei figli e autorizzare adozioni forzate. Questi test sono da sempre criticati dagli organismi per i diritti umani in quanto culturalmente inadatti ai groenlandesi ed ad altre minoranze.

Secondo le statistiche infatti i bambini con genitori groenlandesi residenti in Danimarca hanno una probabilità significativamente maggiore di essere affidati a un istituto rispetto a quelli con genitori danesi. Un rapporto del 2022 indica rispettivamente una proporzione del 5,6 a 1.

La direttrice dell’Istituto Danese per i Diritti Umani, Louise Holck, ha dichiarato che “i testi non tengono conto di potenziali barriere linguistiche o differenze culturali e questo espone i genitori groenlandesi al rischio di essere valutati erroneamente come portatori di capacità cognitive ridotte senza che ci siano prove concrete al riguardo”.

Una ragazza di madrelingua groenlandese di 38 anni ha confidato ad un intermediario di essere stata sottoposta al testo per vedere “se fosse abbastanza civile”. Dopo il test è stata separata definitivamente dal figlio di otto mesi e dalla figlia di nove anni. Anche il suo terzo figlio le è stato portato via a poche ore dalla nascita e può vederlo un’ora a settimana monitorata da un assistente sociale.

Un passaggio del suo fascicolo afferma che “le sue origini groenlandesi, dove anche le piccole espressioni facciali hanno un significato comunicativo” le avrebbero reso difficile preparare il bambino alle “aspettative e ai codici sociali necessari nella società danese”.

Anche il relatore speciale delle Nazioni Unite José Francisco Cali Tzay ha criticato la Danimarca “per non aver apportato modifiche alla legge che non soddisfa i requisiti legali e non tutela i diritti delle famiglie groenlandesi”.

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CHI DECIDE IL FUTURO DI UNA TERRA?

Le pretese di Trump, militari o economiche, rappresentano una nuova minaccia autoritaria per la Groenlandia. Una terra che già conosce il colonialismo danese che non ha risparmiato al popolo inuit trattamenti crudi e disumani.

Dopo le antiche colonizzazioni dei Norreni nel X secolo, i norvegesi abbandonarono l’isola all’inizio della Piccola Era Glaciale del XV secolo per poi tornarvi quando danesi e norvegesi si erano ormai fusi in un’unica entità statuale che fu sciolta nel 1814. Dopo decenni di alternanza tra dominio norvegese e danese durante i quali la Groenlandia venne definita come “terra nullius” alla faccia degli Inuit, la Corte Permanente di Giustizia Internazionale assegnò il dominio alla Danimarca. Nel 1953 l’isola fu incorporata nel Regno di Danimarca che tentò in ogni modo di assimilare culturalmente gli abitanti autoctoni. Il governo impose l’uso esclusivo della lingua danese nelle questioni ufficiali e spinse i locali a trasferirsi in Danimarca per l’istruzione superiore. Molti bambini crebbero nei collegi danesi e molti persero i legami con la Groenlandia. Queste politiche trasformarono molti groenlandesi da cacciatori a salariati urbani ma l’élite locale iniziò a rivendicare la propria identità culturale. Negli anni ‘70 del Novecento il movimento indipendentista raggiunse il suo apice e nel ‘79 la Danimarca accettò uno status diverso per l’isola artica.

Da questo tipo di situazioni si può uscire solamente con l’unità popolare, la coerenza della classe politica e con una democrazia più intensa e di qualità, applicata anche in termini di processo di autodeterminazione. Questa ricetta è valida per la Groenlandia come per tutte le altre nazioni senza Stato come la Nuova Caledonia, la Catalogna, i Paesi Baschi o la Corsica. E queste dinamiche, se opportunamente analizzate, possono sicuramente costituire un tesoro di informazioni ed esperienze utili anche a nazioni come la Sardegna.

Fonti: The Guardian, Gara, Naiz, El Nacional, Sermitsiaq, Reuters