Nei Paesi Baschi esiste dal 2013 un’associazione civica che, per capirci, svolge attività simili a quelle svolte in Sardegna da ANS, Assemblea Natzionale Sarda. Si chiama Gure Esku, che in basco significa nelle nostre mani. È un’associazione plurale e partecipativa che lavora per il diritto all’autodeterminazione dei Paesi Baschi organizzando varie iniziative territoriali e referendum consultivi.
KONFERENTZIA SUBIRANISTA
Il 28 febbraio 2026 Gure Esku organizza la seconda edizione della sua Konferentzia Subiranista. Un momento per condividere riflessioni tra attori politici e sociali dei Paesi Baschi e più in generale con i cittadini. “Questo Paese affronta enormi sfide – afferma il presidente Josu Etxaburu – e abbiamo bisogno di sovranità per affrontare queste sfide. Ragionare e discutere assieme è essenziale per poter agire collettivamente”.
Il tema di quest’anno è La competizione tra capitalismo e nazionalismo nel XXI secolo. Secondo Etxaburu è ormai evidente “che i concetti di nazione e di sovranità stanno tornando in auge sia in Europa sia in America. Ma in molti casi sono ormai legati a concetti reazionari. Le elezioni sono dominate da forze politiche che si definiscono sovraniste e che nei loro discorsi usano costantemente il concetto della difesa della nazione. Molte di queste sigle sono presenti nei governi. Tuttavia le caratteristiche di queste forze politiche sono l’esclusione, la xenofobia, l’antifemminismo, la negazione dei diritti, il negazionismo climatico. Si tratta di una tendenza generale presente in tutto il mondo: si associano la nazione e la sovranità a valori reazionari”.
“Siamo convinti – continua il presidente di Gure Esku – che tutti noi, sigle e persone, che lavoriamo in diversi settori del nazionalismo e della sovranità, abbiamo bisogno di spazi e momenti di riflessione e di scambio di opinioni. Quali logiche o ragioni stanno dietro al ritorno dei concetti di nazione e sovranità? Quali sono state le chiavi o le caratteristiche storiche del nazionalismo? E quali sono al giorno d’oggi? Cosa sta succedendo nel mondo e in particolare nelle nazioni senza Stato o nelle piccole nazioni? Qual è la posizione della sinistra e della destra sulla sovranità? Come possiamo definire le caratteristiche di una sovranità aperta? Come si può ricostruire la nazione allontanandosi dall’essenzialismo o dall’emarginazione?”.
CONCETTI LEGITTIMI, OLTRE LE STRUMENTALIZZAZIONI
In Sardegna sin dagli inizi degli anni duemila forze politiche come iRS parlavano del diritto alla sovranità del popolo sardo sul proprio territorio nazionale e sulle sue risorse naturali, della sovranità del popolo sardo sulle scelte politiche che danno indirizzo al nostro futuro collettivo. Necessità urgenti, purtroppo valide tutt’ora, e proprio per questo riprese in piena linea di continuità dalle nuove forze politiche come Repùblica. Spesso venivano bollati, per superficialità o per timore, come sognatori egoisti o come dei retrivi autarchici. Di tempo ne è passato e la legittimità dei concetti di sovranità, ad esempio energetica, rimane immutata nonostante il sistema politico del nostro continente, in perfetta sinergia con i mezzi di disinformazione, abbia fatto di tutto per connotare negativamente il lemma associandovi il sovranismo, stratagemma populista e mediatico che si basa sulla primazia di uno Stato rispetto ad altre entità statuali, organismi internazionali o, peggio, rispetto a popoli bisognosi di asilo.
Ma sovranità è una parola utile, che descrive alcuni diritti inalienabili come la potestà dei singoli su se stessi o come il potere acquisito da un popolo di decidere democraticamente il proprio futuro attraverso il voto politico o referendario e grazie all’impegno civile o culturale. D’altronde, come ben sanno gli italiani e la maggioranza dei sardi che si sentono tali, questa bistrattata sovranità fa bella presenza di sé anche nella Costituzione più bella del mondo che la cita per ben tre volte: «La sovranità appartiene al popolo; lo Stato e la Chiesa sono indipendenti e sovrani; L’Italia consente, in parità con altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad assicurare pace e giustizia fra le Nazioni». La Souveränität compare 8 volte nella Costituzione tedesca, la souveraineté 4 volte in quella francese, e soberanía è menzionata in quella spagnola. Un’idea nobile, fatta propria dai padri costituenti internazionali e garantita ai cittadini degli Stati. Ma questo è il solito nodo: gli ordinamenti attuali non possono riconoscere ai popoli e alle nazioni i diritti accordati agli Stati. Vale per la sovranità come per l’autodeterminazione, ostaggio del vetusto diritto internazionale interstatuale.
IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA
Di questo e tanto altro si parlerà nella Konferentzia Subiranista di Gure Esku. Il programma della giornata prevede in apertura un dibattito per analizzare la situazione attuale dal punto di vista giornalistico.
A seguire un’intervista a Xavier Antich, presidente di Òmnium Cultural, l’entità civico-culturale catalana che, assieme all’ANC, è stata il propulsore delle grandi mobilitazioni pre e post referendum: “Costruzione nazionale: responsabilità e obiettivi della società civile”.
La giornata si chiude con il dibattito dal titolo “Tornano la nazione e lo Stato. Diverse idee di sovranità”. In particolare verranno affrontati i casi del “ritorno della nazione spagnola”, del “ritorno della nazione francese” e della “costruzione della nazione basca nel XXI secolo”.







